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C’è un segreto poco segreto che voglio svelarvi. E’ qualcosa che ciascuno di noi già sa se davvero scrive per passione, ma che spesso dimentica lasciandosi coinvolgere e travolgere da ciò che il cliente o l’editore si aspettano da lui. Eppure è ciò che fa la differenza: è la libertà di essere se stessi.
E’ chiaro che, nel momento in cui facciamo della scrittura il nostro lavoro, dobbiamo scendere a compromessi, perché dobbiamo adattare il nostro personale modo di utilizzare le parole e i linguaggi ad una determinata linea editoriale o vision aziendale. Ecco allora presentarsi un rischio: quello di cadere e sprofondare nel “già visto, già fatto, già sentito”. Credo che ormai tutto sia già stato visto, fatto, sentito. Però credo anche che ogni individuo sia un insieme di sentimenti, pensieri, sensazioni unico al mondo.
Ciò che fa la differenza e di cui dobbiamo essere sempre consapevoli è proprio questo: il nostro unico e personalissimo punto di vista sul mondo, sulla vita, su noi stessi. Il nostro bagaglio di talenti naturali e di esperienze di vita professionali e personali ci consente di assumere una speciale prospettiva, rendendo la nostra scrittura assolutamente avvincente, il nostro stile capace di distinguersi e di essere riconosciuto tra mille.
Per dirla con Marcel Proust: "Lo stile per lo scrittore, come il colore per il pittore, è un problema non di tecnica, bensì di visione. Esso è la rivelazione, impossibile con mezzi diretti e coscienti, della differenza qualitativa che esiste nel modo come ci appare il mondo: differenza che, se non ci fosse l'arte, resterebbe l'eterno segreto di ognuno".
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