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"Domandatevi nell'ora più silenziosa della vostra notte: devo io scrivere? Scavate dentro voi stesso per una profonda risposta. E se questa dovesse suonare consenso [...] edificate la vostra vita secondo questa necessità." - Rainer Maria Rilke, Lettere a un giovane poeta

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Lorenzo Manusardi, autore free lance

Il Gusto di Scrivere ha incontrato Lorenzo Manusardi, autore free lance per grandi aziende: Banca Mediolanum, SAES Getters, A-Style, per citarne alcune. Lorenzo gravita da oltre vent'anni nel mondo della comunicazione diretta a trecentosessanta gradi come autore e ideatore di contenuti. Oltre a gestire eventi (anche culturali), speech, programmi televisivi e strategie aziendali, vanta numerose pubblicazioni sia nell’ambito della comunicazione che in quello della narrativa. Membro della Giuria del Festival del Cinema Africano, docente di Master in Comunicazione, si è occupato anche di critica cinematografica ed è ghost writer.

Dal punto di vista contenutistico, quali sono gli elementi chiave in fase di costruzione della macrostruttura di un evento aziendale?

Come per ogni progetto, credo sia necessario avere ben in mente il soggetto, ovvero l’idea fondante. Cosa vogliamo dire nel nostro evento? A chi lo diciamo? Come possiamo dirlo? Sono queste le domande che dobbiamo immediatamente porci. A questo punto è necessario proseguire per gradi. Bisogna insomma stendere una sceneggiatura: e quando dico “stendere”, intendo proprio scrivere, comporre un copione, diviso per parti, pensando a una sezione introduttiva, a uno sviluppo strutturato e a un finale. In realtà però non c’è una regola precisa e sempre valida quando si stende la sceneggiatura: ogni evento può seguire uno sviluppo diverso. E questo è forse il bello di questo mestiere: si applicano regole ed esperienza, ma in modo ogni volta diverso, personalizzato ed arbitrario.
Dobbiamo poi considerare che la sceneggiatura è un’entità “viva”, che cambierà e si adatterà mille e mille volte fino anche a un minuto prima dell’inizio dell’evento. E anche questo rende questo mestiere più bello e imprevedibile.”

Come si costruisce il discorso di un relatore, in modo che sia autorevole e allo stesso tempo accattivante?

Personalmente ho un modus operandi che si basa in modo molto concentrato sullo studio. Io tendo a studiare molto: studio l’evento in cui lo speech sarà inserito, in quale momento avverrà, cosa dovrà comunicare e soprattutto studio molto bene il relatore. Non sempre è facile riuscire a conoscere un relatore che magari si incontra per la prima volta: l’affinità si raggiunge spesso con il tempo. Ma, prima si riesce a entrare in sintonia con il relatore… e più si è bravi! Una volta che riteniamo di conoscere bene il relatore, il suo modo di parlare, di gesticolare, le espressioni che usa di sovente, gli intercalare, siamo pronti a scrivere per lui. Per prima cosa teniamo molto ben presente ciò che dobbiamo dire: quella è l’essenza del nostro lavoro! Scriviamo prima le cose più importanti e solo in un secondo tempo aggiungeremo gag, divagazioni, una intro brillante e un finale ad effetto. Altra cosa fondamentale è l’umiltà: ricordiamoci sempre che noi proponiamo, ma - alla fine – sul palco a dire le cose che abbiamo scritto, ci va qualcun altro, ci va il nostro relatore. Per cui, confrontiamoci spesso con lui, facciamogli condividere le nostre scelte e le nostre idee. E, soprattutto, siamo pronti a cambiare o a rinunciare a qualche passaggio, anche se era il nostro preferito. Per ottenere poi brillantezza e autorevolezza insieme…beh, quello sta al nostro talento…

Quali sono le soddisfazioni più grandi che hai avuto, da un punto di vista professionale ma anche umano, lavorando come autore per un evento?

Sicuramente i complimenti, specie se arrivano da personaggi di spessore. Ho scritto per grandi manager, giornalisti affermati, presentatori, attori, e devo dire che quando un “big” di questo genere ti fa i complimenti per un copione ben scritto, ben strutturato e che strappa il consenso e gli applausi della platea, beh, quello non ha prezzo. La soddisfazione viene poi dalla consapevolezza che si sta crescendo. I primi speech mi richiedevano sforzi sovrumani, ore ed ore di lavoro e notti insonni. Poi sono cominciati ad arrivare complimenti, apprezzamenti, “promozioni” che mi permettevano di scrivere per relatori sempre più autorevoli. E a quel punto ti senti un asso: fai meno fatica, impieghi meno ore e anche il risultato diventa certo, efficace, vincente.
Un altro aspetto che mi dà grande soddisfazione è vedere che il mio lavoro si concretizza in risultati. Spesso scrivo nell’ambito del business e un buono speech può cambiare -anche molto- le sorti di un’azienda, di un programma di vendita, di una forza commerciale. Insomma, quando si scrive per il business, si possono avere anche delle belle responsabilità: nel bene e nel male. E bisogna tenerne conto. Quando tutto va bene però, si ha davvero la soddisfazione di aver partecipato alla costruzione di qualcosa di concreto.

 
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