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Il Gusto di Scrivere ha incontrato Francesco Brunacci, giornalista indipendente. Francesco attualmente collabora con Vogue Italia, L'uomo Vogue, GQ, AD, Vanity Fair, Style.it, Marie Claire, Nick magazine. In passato ha lavorato per La Repubblica, Paese Sera, Tele+, il canale francotedesco ARTE.
Dove trovi spunti sempre nuovi per proporre ai magazine con cui collabori idee originali?
La ricerca è costante, ma nasce sempre dalle proprie passioni. Solo seguendo quel flusso, riesco a "centrare" un argomento o un personaggio. C'è qualcosa che sembra complicatissimo e non lo è o l'esatto contrario. Ho fatto più fatica a intervistare star emergenti che Richard Gere o Jiuliette Binoche, ma quello che conta è chiedersi sempre "perché proprio io in questo momento difronte a lui/lei"?
Come si costruisce un'intervista che riesca a sorprendere e interessare il lettore?
Questa risposta è un corollario della prima. Parto sempre dalla volontà autentica di "incontrare" davvero chi ho di fronte. Il lettore non esiste mentre fai l'intervista, esiste la volontà di entrare nel mondo di chi hai di fronte e di non dimenticare mai che la "propria" maniera di "leggere" l'intervistato deve arrivare a più persone possibili.
La capacità di un bravo giornalista è quella di costruire una "intimità" che per tacito accordo va divulgata. Esistono incontri esaltanti e incontri canonici, ma deve sempre esistere un interesse non "routinier" verso l'altro.
Che tipo di scrittura prediligi quando scrivi il ritratto di un personaggio famoso?
Non scelgo mai il "tipo di scrittura": ognuno ha la sua. Piuttosto la necessità è quella di "impregnarsi" quasi letteralmente prima di scrivere, del mood, del "taglio", in una parola della "personalità" del magazine per cui si scrive. Soprattutto un giornalista indipendente deve sempre tenere sveglie le orecchie quando il caporedattore, direttore o vice che sia dà il brief su cosa vuole. Aggiungo poi che ogni personaggio famoso che ho intervistato "passa" un'atmosfera, un mondo che è tutto suo e bisogna saperlo cogliere nei minuti dell'intervista. Ken Follett non ha niente a che vedere con Stefania Sandrelli, Anne Hathaway è diversissima da Julia Roberts, Ben Kingsley lontano mille miglia da Giancarlo Giannini, Tilda Swinton da Asia Argento, ma ciascuno di loro in quel momento dell'incontro ha di fronte un uomo che deve scrivere di loro e non c'è altro segreto che un ascolto interessato su argomenti che devono anche sapere prescindere dall'occasione necessaria del lancio di un film o un libro. In una parola: chiedo sempre quello che mi interessa davvero.
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