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Mettiamo in chiaro prima di tutto una cosa: non so cucinare. Però so scrivere. E scrivere è ciò che di più gustoso io conosca. Scrivere è una continua ricerca di ingredienti e di combinazioni succulente, è l’arte di mescolare pensieri ed emozioni per trasformarli in un piatto prelibato degno dei palati più raffinati. Perché in verità non si può parlare di una sola scrittura, ce ne sono moltissime di scritture.
Scrivere in prosa è molto diverso dallo scrivere in versi, così come la scrittura destinata ad un video è molto diversa da quella pensata per una brochure. Scrivere è ascoltare, interiorizzare, rielaborare, trasferire interi flussi di pensieri in parole. E farne un’arte o una professione non è certo semplice. Costa fatica, perché richiede un’estrema attenzione a ciò che non si vede, necessita di uno sguardo capace di andare oltre lo spettro del visibile per entrare nella sfera intima delle intenzioni e dei desideri personali, professionali, editoriali o aziendali.
Non solo. Scrivere è sapere qual è la differenza che fa la differenza, ciò che distingue una comunicazione tiepida da una veramente efficace. E' la consapevolezza che un sugo al pomodoro fresco fa di un piatto di spaghetti un buon inizio pasto, ma lo rende indimenticabile - agli occhi, all'olfatto e al palato- se ci aggiungiamo qualche foglia di basilico dell'orto della nonna.
Ecco allora un buon libro di cucina - termine non a caso utilizzato in gergo giornalistico- per imparare o perfezionare l’arte della scrittura e capire come utilizzare le parole per comunicare in diversi ambiti professionali.
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