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Il Gusto di Scrivere ha incontrato Alessandra Farina, giornalista professionista in forze alla Tgr Rai della Liguria. Alessandra ha frequentato il master in giornalismo dell’Università Cattolica di Milano e ha collaborato con le redazioni di Ansa e Reuters, oltre che con giornali e tv private.
In che modo sei riuscita a trasformare la passione per il giornalismo in una professione?
Con testardaggine e spirito di sacrificio. La scuola è stata una tappa importante, fondamentale per gli insegnamenti che ti dà e la rete di contatti che ti permette di creare, ma senza la voglia di arrivare, di farsi largo, non serve. Sono il gusto per la sfida e per il confronto, la curiosità di capire e di scoprire le qualità che servono di più. Poi, certo, con l’attuale crisi del mercato editoriale più che diventare professionisti la difficoltà è strappare un contratto. In questo senso, è utile la conoscenza di più mezzi (carta stampata, tv, radio, nuovi media). Se non avessi passato la selezione per entrare in Rai, magari avrei potuto giocarmi le carte in altri settori.
Quali sono le macro-differenze di linguaggio tra un Tg nazionale e un Tg regionale?
Il linguaggio giornalistico è pressoché lo stesso. Cambia ovviamente il “taglio”, ossia il modo di affrontare l’argomento. Quello di un Tg regionale è strettamente locale e radicato sul territorio, e prende in considerazione i bisogni delle persone o delle comunità di una certa zona come un Tg nazionale non potrebbe fare. Inoltre noi del Tgr possiamo dare per scontate alcune cose, tipo che gli spettatori sappiano che Alassio è una cittadina balneare della riviera di Ponente, ma non altre, perché non tutti hanno presente il contesto nazionale in cui si inscrivono i fatti dell’attualità regionale.
Quali sono gli elementi imprescindibili per scrivere un buon servizio giornalistico da Tg?
Al primo posto metto la velocità. Capita sempre più spesso di seguire avvenimenti a ridosso della messa in onda, con il conseguente il rischio di “bucare” il servizio se non si riesce a scriverlo e montarlo in tempo. Detto questo, la seconda cosa più importante in televisione è valorizzare al massimo le immagini che si hanno, non dimenticando che un buon servizio non è fatto solo di parole. Un modo efficace può essere quello di partire da un’immagine particolarmente suggestiva e lasciare che sia questa a suggerire lo sviluppo del pezzo. Per quanto riguarda lo stile, quello migliore è fatto di parole semplici, frasi brevi, una sintassi lineare. A differenza che nella carta stampata, lo spettatore non può tornare indietro se non ha capito qualcosa. Bisognerebbe anche ricordare che non ha senso parlare di qualcosa che non si è in grado di mostrare, perché le parole non accompagnate dalle immagini non vengono mai recepite adeguatamente.
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